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Immerso in un paesaggio ameno costellato d’olivi secolari, Seggiano con corca 1000 abitanti sorge nella valle del torrente Vivo, toccato dalla Statale 323 che si accinge ad entrare in territorio senese.
Abitato indubbiamente nel periodo etrusco, come stanno a dimostrare i numerosi reperti rinvenuti nel territorio, il suo toponimo è stato oggetto di svariate disquisizioni da parte degli storici.
Chi vi ravvisa una Sedes Jani per un tempio o un’aria votiva sacra a Giano bifronte, divinità etrusca prima di essere romana; chi un insediamento Sergianus o Serzanus da una probabile gens sergia; chi una proprietà di un famoso ministro chiamato Sejanus.
L’esistenza di Seggiano viene attestata per la prima volta nell’anno 903.In quell’anno il casale Senganu o Sergiano risulta in possesso dell’Abbazia amiatina di S.Salvatore con case e terreni allivellati da quell’abate ad un tal Iordanni del fu Tachilasi.
Nel 1216 con bolla del 20 dicembre papa Onorio III conferma al Monastero di S.Antimo varie chiese, fra le quali anche quella di S.Bartolomeo a Seggiano.Da questo documento costatiamo l’influenza su Seggiano da parte della vicina Abbazia di Valle Starcia.
Tuttavia agl’inizi del secolo XIII già risulta costituita in Seggiano una comunità locale autonoma che, sebbene fosse inclusa nell’ambito del dominio signorile di S.Salvatore e di S.Antimo, si muoveva nella sfera politica di Siena.
Nel 1255 i senesi già ambivano al reale possesso di Seggiano scendendo a trattative con l’Abbazia di S.Antimo. Dieci anni dopo, tra il 1265 e il 1266, l’autorità senese sopra Seggiano si consolidava con l’istituzione di ufficiali di nomina cittadina e con l’aquisizione del cassero e il rafforzamento delle strutture difensive.
Sotto il dominio di Siena, Seggiano appare un paese prospero e felice.La proprietà fondiaria era divisa fra il Comune e le 363 famiglie che vi abitavano in pace e in abbondanza di beni.
Fino al 1248 fu sotto il dominio dell’Abbazia del SS. Salvatore. Passò poi in possesso di quella di Sant’Antimo nel 1255 che, dopo faticosi negoziati, ne fece cessione alla Repubblica di Siena.
Prima di passare sotto il Granducato di Toscana subì il dominio di due potenti famiglie, gli Ugurgieri ed i Salimbeni, ma non rinunciò mai a lottare con lo spirito libertario ben leggibile nei suoi statuti, riscritti nel 1561 a somiglianza dei più antichi risalenti all’inizio del XIV sec.